I copti sono i cristiani indigeni dell'Egitto, un importante gruppo etnoreligioso nel Paese. La loro lingua è la diretta discendente dell'antica lingua egizia, di cui, filogeneticamente, rappresenterebbe l'ultima fase; in seguito alla conquista araba e conseguente islamizzazione nel VII secolo, essa fu gradualmente sostituita dall'arabo, venendo dunque relegata all'esclusivo utilizzo... Continua »

I Beati Paoli, i “Vendicosi”

 

I Beati Paoli, fu una setta segreta nata in Sicilia – di origine incerta – formata da individui che si definivano vendicatori-giustizieri-sicari, nata presumibilmente a Palermo, con il nome di vendicosi, intorno al XII secolo circa

Non ci sono certezze circa la sua esistenza posto che l’unica fonte a riportarla è data da quanto scritto da Francesco Maria Emanuele marchese di Villabianca. A ritenere che sia realmente esistita è Francesco Paolo Castiglione nel saggio Indagine sui Beati Paoli.

L’associazione sarebbe stata costituita, secondo Francesco Maria Emanuele marchese di Villabianca, come reazione allo strapotere e ai soprusi dei nobili che amministravano direttamente anche la giustizia criminale nei loro feudi.

È difficile trovare documentazioni che ne convalidino l’esistenza e l’operato, anche perché i racconti della tradizione popolare erano esclusivamente orali. Data la natura estremamente ambigua e a tratti leggendaria se ne ignorano gli sviluppi al di là del periodo del regno normanno in Sicilia.

Ad oggi vi sono molteplici teorie non concordanti tra loro che oscillano da una affermazione della loro storicità al convincimento che ci si trovi di fronte ad una invenzione letteraria, mentre è più facile trovare documentazione a partire dalla fine del XIX secolo su una diffusione in Sicilia di una convinzione popolare riguardo all’effettiva veridicità della setta.

Lo scrittore e antropologo Giuseppe Pitrè (1841-1916) nel capitolo La mafia e l’omertà del suo Usi e Costumi diede questa definizione di associazione per delinquere ricavandola dal gergo dei detenuti della Vicaria, l’antico carcere di Palermo: «Cuncuma, s.f., riunione e compagnia di uomini, per lo più non buoni e giudicati come non buoni. Riunione segreta e misteriosa come quella dei Beati Paoli, che avevano le loro grotte paurose ed impenetrabili presso il giardino detto della Cuncuma. Essiri di la Cuncuma, essere del tal numero de’ tristi, della cosca, aver l’arte e l’attitudine d’ingannare e prevedere gli inganni, esser furbo, ecc. A Palermo nel giardino della Cuncuma, vi era una grand’hosteria, et ivi giuntavano li guappi e taglia cantuni».Questo esclude qualunque riferimento magico o soprannaturale a proposito del mistero che circonda la confraternita. I Beati Paoli si proposero, dunque, come un’associazione per delinquere, caratterizzata da una «ragione sociale», un «titolo», quasi come le tante Venerabili e Nobili Confraternite, forse collegata con esponenti del potere. Se i membri della setta fossero stati solo «guappi» o «vendicatori a basso costo» avrebbero reclutato esclusivamente persone di infimo rango sociale, non anche proprietari di patrimoni e sicuri redditi nonché piccoli nobili.

I Beati Paoli, successori sempre rinnovati dei vendicosi, secondo il marchese di Villabianca, sarebbero stati realmente una setta di sicari che si riuniva in gran segreto (dopo la mezzanotte, al lume delle candele e incappucciati di nero) nelle cripte sotterranee del quartiere del Capo per pianificare criminali disegni e approntare una sorta di tribunale. I loro committenti facevano parte della classe sociale mezzana che, non disponendo come i blasonati di uomini in armi al proprio servizio, si rivolgevano alla congregazione per le loro personali vendette, sfruttando la rinomanza di mistero che la distingueva e l’indiscussa approvazione popolare di cui beneficiava, e l’esecuzione di atti delittuosi.

Il mito dei Beati Paoli è stato, infatti, usato spesso da molti per documentare storicamente l’origine della mafia in Italia, sebbene tale provenienza sia stata più volte rigettata sia per la natura organizzativa che per gli effetti sulla popolazione: beneficiata dai primi, soggiogata dalla seconda.

Circa l’origine del nome, si è ipotizzato un collegamento con Francesco da Paola, patrono del regno di Napoli e Sicilia, fino al 1519 beato: gli aderenti della consorteria potevano circolare vestiti come i suoi minimi, frequentare le chiese e fare «cunciura» nei sotterranei. Pare usassero come emblema una croce sovrastata da due spade incrociate

 

 

Il presunto covo dei Beati Paoli è accessibile attraverso una cripta esistente nella chiesa palermitana di Santa Maria di Gesù al Capo (o Santa Maruzza ri Canceddi) che si affaccia sulla piazza ora dedicata alla temuta congrega. Un secondo ingresso dà sul vicolo degli Orfani che conduce al suddetto piazzale. Sopra la grotta si eleva il gentilizio palazzo Baldi-Blandano: al primo piano, tramite una piccola porta, si raggiunge l’antro. La cavità (probabilmente una cosiddetta “camera dello scirocco”, fatta scavare dagli aristocratici per riposarsi al fresco durante le afose giornate estive) è caratterizzata da un vano con un pozzo e un sedile semicircolare, mentre due anguste gallerie portano ad altre spelonche. Il sotterraneo, visitato da Luigi Natoli (1857-1941) e descritto nel suo romanzo, fu utilizzato come rifugio durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale: attualmente il comune di Palermo ha intrapreso i lavori per il suo recupero.

 

  • Nelle pubblicazioni del 20 e 30 dicembre 1836 del periodico palermitano Il Vapore, Vincenzo Linares pubblicò il racconto I Beati Paoli.
  • Nel 1909 Luigi Natoli fece del tema l’oggetto di un fortunato romanzo d’appendice con lo pseudonimo di William Galt, anche questo intitolato I Beati Paoli. La riedizione del libro proposta nel 1971 da Salvatore Fausto Flaccovio, sotto la sigla S.F.Flaccovio, Editore – Palermo, con un saggio introduttivo di Umberto Eco, ha giovato molto alla conoscenza della storia tra un pubblico più vasto, indipendentemente dall’irrisolto problema di quali siano gli elementi di fantasia e quelli storici nello scritto del Natoli. Secondo lo scrittore, la Palermo sotterranea nella quale agivano e si radunavano segretamente i Beati Paoli si trova per la precisione sotto il rione del Capo, in un reticolo di cunicoli e caverne facenti parte di un’antica necropoli cristiana situata tra la citata chiesa di Santa Maruzza e il vicolo degli Orfani.
  • Nel film Il ritorno di Cagliostro si suppone che il regista Pino Grisanti abbia girato su di essi un film, oggi dimenticato, dal titolo Gli invincibili Beati Paoli.
  • Pino Mercanti, nel 1947, diresse un dramma storico in costume ambientato nella Sicilia del XII secolo, I cavalieri dalle maschere nere. Il film è tratto dal romanzo di William Galt (alias Luigi Natoli) e interpretato da Otello Toso, Lea Padovani, Massimo Serato, Paolo Stoppa.
  • Nello sceneggiato televisivo trasmesso nel 1975, L’amaro caso della baronessa di Carini, il regista Daniele D’Anza prese spunto dalla leggenda dei Beati Paoli per l’intreccio delle vicende che fanno da sfondo a quel periodo storico.
  • Nella serie televisiva Grimm, viene fatto il nome dei Beati Paoli, indicandoli come una setta legata alla mafia e “protettrice” del sonno dei morti, nel contesto di un Wesen torturato e ucciso nella forma wogen.

 

Fonte: Wikipedia

Final Fantasy X 2-5: Il Prezzo dell’Eternità

Conosciuto dai fan della serie come “il romanzo della discordia”, cronologicamente inserito dopo la fine di Final Fantasy X-2. Non sono una grande lettrice di romanzi fantasy, ma amando alla follia questo gioco, ho deciso di comprarlo.

Il ritratto negativo della religione organizzata che traspare in Final Fantasy X è stato accostato alla Chiesa cattolica e alla corruzione della religione organizzata in generale

Perché conosciuto come “romanzo della discordia”? Secondo molti rumor circolati sulle pagine web (anche italiane), il romanzo “Eien no Daisho” descrive scene di sesso esplicite al limite della follia. E’ davvero così? La versione francese (“Le Prix de l’Eternitè”) è l’unica versione esistente accessibile a noi occidentali (e per chi non parla giapponese).

Spolverando il mio francese studiato al biennio (quindi 2001/2003), ho deciso di fare una bella ricerca approfondita sui siti francesi, gli unici sicuri (vista la mancanza di un’edizione inglese o anche italiana). Cosa ho scoperto? Che i fantomatici rumor sono infondati. Attualmente sono a metà libro, ma è già chiaro il procedimento per la creazione del fantomatico “Cuore di Eone”, processo molto simile a quello descritto da Yunalesca nel Duomo di Zanarkand: tra l’Invocatore e la persona scelta per diventare Intercessore, deve esserci un sentimento molto forte (che non esclude nemmeno il sesso). Questo sentimento può essere anche l’amore di una madre per il figlio. Yunalesca scelse il proprio marito. La madre di Seymour divenne intercessore per donare Anima al figlio. Tutto in regola con quello descritto nel romanzo (che non lo dice esplicitamente, ma lo fa intuire). Chi ha sollevato tutto questo polverone?
Nulla di scandaloso, anzi.

Accade qualcosa tra Yuna e Tidus, sulla barca che naufraga al largo di un’isola identica a Besaid, ma indietro nel tempo? SI, ma non è nulla di osceno. Non viene descritto, ma è intuibile. E non c’è nulla di male!

Il libro spiega molto bene il senso di vuoto che Yuna prova dopo aver perso la fede in Yevon, e del perché Tidus non riesce a capire quel senso di vuoto (è anche logico, Tidus è ateo e viene da una Zanarkand priva di templi e religione) che attanaglia l’invocatrice. Yuna ha vissuto tutta la sua vita ascoltando i principi di Yevon, ed è naturale trovarsi senza uno scopo. Una volta trovato Tidus, Yuna perde un punto di riferimento.

E’ un vero peccato aver gettato fango su un romanzo, solo perché qualche burlone ha compreso male l’edizione giapponese (o è puritano). Se conoscete almeno un pochino di francese, ve lo consiglio.

Ubar, l’Atlantide del Deserto

Chi ha giocato ad Uncharted 3 conoscerà il mito di Ubar/Iram delle Colonne (Iram of the Pillars), mitica città del popolo di Ad (attuale Oman), distrutta dalla collera di Allah. Il libro racconta la spedizione e le disavventure di un gruppo di esploratori e documentaristi internazionali nel deserto del Rub’ al-Khali. Seguendo le orme di Lawrence d’Arabia ed altri esploratori prima di loro, troveranno i resti della “Città di Ottone”, narrata anche nel Corano e nelle Mille e una Notte.

Nel corso dei secoli molti tentarono senza successo di riportare alla luce Ubar, la più favolosa delle città dell’Arabia antica. Poi, nel 1984, Nicholas Clapp scoprì alcune vie carovaniere nel deserto di Rub’ Al-Khali e, dopo numerose vicissitudini, strappò al buio della terra una splendida città fortificata: Ubar. Questo libro è la storia dell’avventura di Clapp, delle sue speranze, delle sue delusioni, del successo finale.

Negli antichi scritti arabi viene citata Iram. Nel folclore arabo ci sono storie che la descrivono come una città mercantile nel deserto del Rub’ al-Khali, a sud-est della Penisola Arabica. Si stima che sia esistita dal 3000 a.C. al I secolo d.C. Secondo le leggende divenne favolosamente ricca attraverso il commercio tra le regioni costiere e i centri del Medio Oriente e dell’Europa. Nel 1992, in seguito a rilevamenti satellitari, un team di esperti ed archeologi americani ha riportato alla luce i resti della mitica città.

Nel Corano (89, 6-8) è scritto che Iram fu punita assieme alla tribù di ‘Ad.

Secondo il folclore re Saddad sfidò gli avvertimenti del profeta Hud e Allah scatenò una tempesta di sabbia che cancellò la città. Le rovine sono sepolte da qualche parte sotto le sabbie del Rub’ al-Khali. Iram divenne famosa in Occidente con la traduzione de Le mille e una notte.

Nella tradizione araba la tribù di ‘Ad erano i pro-pronipoti di Nuh (Noè), suoi successori (Corano, 7, 69).

Nel II secolo d.C. Claudio Tolomeo disegnò una mappa con una regione abitata da un popolo chiamato Iobaritae, ossia Ubariti, dal nome leggendario della città Ubar.

T. E. Lawrence (Lawence d’Arabia) mostrò dell’interesse verso Iram che chiamava «L’Atlantide del deserto».

 

 

Fonti: Wikipedia e copertina libro

Delitto a Bisanzio: misteri e intrighi alla corte di Giustiniano

Conosciuta con il titolo di John, the Lord Chamberlain series, narra le indagini di Ioannis (Ιωάννης, John in lingua originale), il Gran Ciambellano (Ο Πραιπόσιτος του Ιερού Κουβουκλίου, Praepositus sacri cubiculi) dell’imperatore Giustiniano.
Ex mercenario e allievo dell’Accademia neoplatonica di Atene, Ioannis intreccia una relazione con la ginnasta e acrobata Cornelia, avendo da lei una figlia. Per una causa di sfortunati eventi, viene fatto prigioniero da alcuni mercanti di schiavi eunuchi. Grazie agli studi effettuati all’Accademia evita la morte, ma ad un caro prezzo. I romanzi, autoconclusivi, raccontano la nuova vita di Ioannis (ispirato al personaggio di Narsete) come Gran Ciambellano.

 

La serie attualmente è composta da undici libri, tradotti anche in lingua greca

  • One for Sorrow (1999) (Έγκλημα στο Βυζάντιο)
  • Two for Joy (2000) (Το Βυζάντιο Φλέγεται)
  • Three for a Letter (2001)
  • Four for a Boy (2003)
  • Five for Silver (2004)
  • Six for Gold (2005)
  • Seven for a Secret (2008)
  • Eight for Eternity (2010)
  • Nine for the Devil (2012)
  • Ten for Dying (2014)

Un nuovo episodio dal titolo “Murder in Megara”, narra nuove avventure di Ioannis dopo la morte dell’imperatrice Theodora e del suo esilio ordinato da Giustiniano. Ma il passato si riaffaccia nella vita dell’ex Ciambellano…

 

One of a Sorrow-Έγκλημα στο Βυζάντιο

 

A Bisanzio, capitale dell’impero romano del VI secolo, si svolgono giochi annuali per celebrare la fondazione della città. Diversi cortigiani, obbligati a partecipare, guardano pigramente le corse dei carri. All’improvviso loro – insieme alla folla – sono elettrizzati mentre un magnifico toro entra nell’arena. Coloro che adorano Mithra fanno silenziosamente riverenza all’animale sacro mentre un trio di salti di tori entra sulla scia della bestia. Ioannis, il Gran Ciambellano all’Imperatore cristiano, è un seguace di Mithra. Presto riceve un ulteriore shock: la bella ragazza che saluta la bestia era stata una volta la sua amante…

 

Two for Joy -Tο Βυζάντιο Φλέγεται

Sono passati due anni da One For Sorrow e Ioannis, il Gran Ciambellano dell’Imperatore Giustiniano, che si trova di fronte a un nuovo problema: perché i santi stiliti di Costantinopoli bruciano mentre stanno in cima ai loro pilastri [Asceta cristiano che per mortificazione si adattava a vivere in cima a un pilastro o a una colonna (pratica propria dell’Oriente, che nella Chiesa greca durò anche dopo lo scisma e presso i Russi fino al sec. 15°);]? Le sue indagini sono ostacolate da un insegnante di filosofia pagana della sua giovinezza e da un eretico profeta cristiano i cui ultimatum minacciano di far cadere l’Impero. Si aggiunge un altro omicidio nei pressi della sua abitazione e Ioannis ha solo pochi giorni per trovare una soluzione prima che lui, i suoi amici, il suo imperatore e la città stessa siano distrutti. Le sontuose sale del Grande Palazzo e le strade strappate dalla sommossa sono piene dello stesso pericolo e del medesimo inganno. Un colorato cast di personaggi che include una moglie fuggiasca, servi e soldati, madame e mendicanti, una  corte velenosa e un ricco proprietario terriero, per non parlare della bestia nera di Ioannis, l’imperatrice Teodora aggiunge trama a questa ricca ed esotica storia del sesto secolo

Three for a Letter

 

In questo terzo romanzo Ioannis viene ostacolato da cortigiani che litigano, servi che nutrono losche ambizioni, da un ospite eccentrico e da un inventore egoista. I suoi amici  Anatolius e Felix non fanno che aumentare le preoccupazioni di Ioannis quando cadono sotto l’incantesimo di due donne ambiziose. Può il trio evitare l’ira di Teodora mentre lavora per proteggere un bambino e fermare un killer senza cuore? Non è sicuro se la soluzione risieda nella villa in cui tutti si sono riuniti o di nuovo a Costantinopoli o in un altro mondo…

Four for a Boy

 

Vi è un freddo innaturale a Costantinopoli in questo inverno del 525. L’imperatore Giustino sta morendo, e Teodora, l’ambiziosa ex attrice che intende sposare il suo successore Giustiniano, sta facendo richieste alla corte imperiale.

Quando un ricco filantropo viene ucciso in pieno giorno nella Grande Chiesa, non è del tutto sorprendente che Giustiniano ingaggi un giovane schiavo anonimo chiamato Ioannis per indagare su ciò che molti ritengono possa essere una cospirazione volta a influenzare la successione. I sospetti sono molti tra quelli le cui vite potrebbero essere toccate da un imperatore: senatori, uomini di chiesa, ricchi uomini d’affari, persino braccianti, mendicanti e prostitute.

In questo prequel della serie, Ioannis compie i suoi primi pericolosi passi lungo il cammino verso la libertà dalla schiavitù e la sua futura nomina a  Gran Ciambellano.

Five for Silver

 

Nel 542, Petros, servo anziano di Ioannis, afferma che un visitatore celeste gli ha rivelato un omicidio. Scopre così che il vecchio amico di Petros è stato pugnalato, ma poi Ioannis si rende conto che Gregorios non era quello che sembrava essere.

La ricerca della verità da parte di Ioannis lo porta tra  uomini di chiesa fino alle prostitute, avvocati e addestratori di orsi. I sospettati includono un mercante di dubbia antichità, un librai pieno di risorse, un poeta di corte e un santo  che oltraggia la città danzando con i morti e invadendo il bagno privato dell’imperatrice ….

Six for Gold

 

Perché le pecore in un remoto villaggio egiziano vengono trovate con la gola tagliata?  L’imperatore Giustiniano invia inspiegabilmente il suo Ciambellano Ioannis l’Eunuco in Egitto per risolvere. E perché Ioannis ha disperatamente bisogno di liberarsi delle accuse di omicidio nei confronti di un senatore nell’Ippodromo? Mehenopolis è meta di pellegrinaggi grazie al suo antico santuario dedicato alla divinità dei serpenti.. Tra i personaggi sospettati da Ioannis ci sono un pretenzioso proprietario terriero locale che combatte contro un sedicente mago per il controllo del lucroso santuario, un esule religioso, un apicoltore itinerante e un auriga disonorato. Nel frattempo, a Costantinopoli, il buon amico di Ioannis, Anatolios, fa del suo meglio per rintracciare l’assassino del senatore e liberareIoannis. La posta in gioco non è solo l’onore di Ioannis – e la sua testa – ma anche la famiglia con cui si è recentemente riunito, una famiglia che ora rischia di essere distrutta…

Seven for a Secret

 

 

Chi ha ucciso la ragazza del mosaico? ComeGran Ciambellano, Ioannis trascorre le sue giornate consigliando l’imperatore Giustiniano mentre passa le piccole ore della notte in conversazione con la bambina dagli occhi solenni raffigurata in un mosaico sul suo muro di studio. Non si aspettava mai di incontrarla in una piazza pubblica o in seguito trovare il suo cadavere tinto di rosso in una cisterna sotterranea. La donna misteriosa era stata davvero il modello per il mosaico anni prima, come affermava? Chi era lei? Perché aveva cercato Ioannis? Chi voleva che morisse – e perché? Le risposte sembrano trovarsi tra gli abitanti delle strade fumose di quel quartiere di Costantinopoli noto come il Mercato del Rame, dove artigiani, mendicanti, prostitute, santi pilastri ed aristocratici in esilio lottano per sopravvivere. . In poco tempo Ioannis si rende conto di non indagare solo su un omicidio, ma contro una cospirazione ai danni dell’impero.

Eight for Eternity

 

 

Nel gennaio 532 i malumori governarono a Costantinopoli, capitale dell’impero romano. Ioannis, Ciambellano dell’imperatore Giustiniano, deve trovare coloro che cercano di usare le rivolte di Nika per detronizzare l’imperatore. Ma i capobanda sono ancora in città, o ancora vivi? Porfirio, il più famoso auriga del suo tempo, potrebbe sapere di più di quanto dice sulla misteriosa scomparsa di due uomini sotto la protezione imperiale. Che ruolo giocano una coppia di fratelli con una pretesa al trono? Una ragazzina testarda è la chiave del mistero? Con il destino dell’impero in gioco, il generale Belisario e le sue truppe armate si schierano con i rivoltosi o rimangono fedeli a Giustiniano? Per alcuni i disordini presagiscono la fine dell’impero, per gli altri la fine del mondo stesso. Ioannis deve districare una rete di intrighi in una città dove la morte tiene banco ad ogni angolo prima che l’escalation di violenza nelle strade rimuova ogni speranza di trovare la verità…

 

Nine for the Devil

L’anno è 548 e l’imperatrice Teodora è morta di malattia. O così tutti credono a Costantinopoli, capitale dell’impero romano. Tutti tranne l’imperatore Giustiniano, che ordina a Ioannis, il suo Ciambellano, di uccidere il suo assassino o subirne le conseguenze.

Non vi è alcun segno di morte violenta, ma molti degli aristocratici della corte imperiale avevano buone ragioni per volere Teodora morta. I sospettati includono il generale Artabanes, costretto a occupare una casa con una moglie non amata; Il cugino di Giustiniano Germano, che ha visto bloccarsi la sua carriera; e Antonina e suo marito, il generale Belisario, infuriati dal tentativo di Teodora di sposare la figlia con suo nipote costringendo la giovane coppia a vivere insieme.
Ioannis stesso ha avuto un ruolo? Forse Gaio, medico del palazzo, ha manomesso le medicine di Teodora? Papa Vigilio, detenuto nella capitale a causa di una controversia religiosa, non è al di sopra di ogni sospetto. Anche gli amici di Ioannis, l’avvocato Anatolios e Felix, capitano delle guardie del posto, si comportano in modo strano.

Come se cercare un assassino che sembra essere un ingordo dell’immaginazione disperata dell’imperatore non fosse abbastanza difficile, Ioannis deve anche cimentarsi con sconvolgimenti domestici. Sua figlia, che vive in una tenuta fuori città, sta per partorire, e il suo vecchio servitore Petros sta morendo. Ioannis sarà in grado di servire la giustizia, i suoi cari e l’imperatore?

 

Ten for Dying

 

È una calda notte estiva nel 548 a Costantinopoli e l’imperatore Giustiniano, sconvolto dalla morte della sua imperatrice Teodora, ha esiliato  Ioannis. Alla chiesa dei Santi Apostoli, un mago egiziano cerca di resuscitare l’imperatrice dai morti. Mentre la cerimonia profana esplode nel caos, i presunti demoni svaniscono nell’oscurità con una delle reliquie più sacre della città, un frammento del sudario della Vergine. Felix, Capitano della Guardia del Palazzo, viene selezionato come successore di Ioannis.

Ma prima che inizi l’investigazione di Felix, qualcuno deposita un cadavere a casa sua. A peggiorare le cose, sembra che metà della città voglia possedere la reliquia, vedere Felix morto o entrambi. Se solo l’amico di Felix, l’accorto Ioannis, fosse ancora in città… ma l’ex Ciambellano sta già navigando per la Grecia…

 

Murder in Megara

Ioannis, ex Ciambellano dell’Imperatore Giustiniano, è stato esiliato da Costantinopoli in una tenuta rustica che  ha posseduto a lungo in Grecia, non lontano da dove è cresciuto. Ma l’esilio non sfugge al mistero e al caos. I residenti della vicina Megarafanno capire a Ioannis e la sua famiglia che sono intrusi indesiderati. Il suo sorvegliante si dimostra corrotto. E l’altro personale e i suoi vicini?

In poco tempo, Ioannis  si ritrova accusato di blasfemia e omicidio. Ora é un estraneo impotente, solo e fastidiosamente ostacolato dallo spietato antagonista “Difensore della Città” che serve Megara come giudice. In più c’è quel sorvegliante di proprietà corrotto, un allevatore di porci ombroso, un pretendente sgradito di un servo, un ricco mercante che trascorre parte del suo tempo come eremita in una grotta, e criminali e tagliagole che popolano un porto squallido come Megara.

A complicare ulteriormente le cose ci sono due amici d’infanzia le cui vite hanno percorso strade molto diverse. Ioannis si rende conto che a Megara, la soluzione all’omicidio non giace negli oscuri vicoli dove le indagini precedenti lo hanno portato, ma in un luogo molto più pericoloso – il suo passato…

 

 

 

 

Laura Lanza, la Baronessa di Carini

Laura Lanza di Trabia, più nota come la baronessa di Carini (Trabia, 7 ottobre 1529 – Carini, 4 dicembre 1563), è stata una nobile italiana, protagonista di una famosa e tragica vicenda siciliana.

 

Primogenita del barone di Trabia e conte di Mussomeli Cesare Lanza e di Lucrezia Gaetani: ebbe una sorella, Giovanna, e due fratellastri, Ottavio (primo principe di Trabia, da cui discendono gli attuali componenti della famiglia, fece costruire a Mussomeli il palazzo nel borgo, a causa delle precarie condizioni del castello) e Margherita, nati dal secondo matrimonio del padre con Castellana Centelles. Nata nel castello di Trabia, visse l’adolescenza nel palazzo gentilizio di Palermo. Non avendo avuto, per il momento, eredi maschi, il Lanza combinò le sue nozze con un membro di una facoltosa e blasonata casata. Il 21 dicembre 1543, all’età di 14 anni, infatti, Laura andò in sposa, in Palermo, a don Vincenzo II La Grua-Talamanca, figlio del barone di Carini Pietro III e di Eleonora Manriquez, e si trasferì nel loro avito castello dove visse per vent’anni e nacquero i suoi otto figli.

 

Vittima di un matrimonio mal combinato, Laura intrecciò una lunga relazione con Ludovico Vernagallo, cugino del marito e di rango inferiore, ma che conosceva e apprezzava da tempo: secondo la tradizione (confortata dal rinvenimento dell’atto di morte della coppia da parte del parroco della chiesa madre di Carini Vincenzo Badalamenti), il padre li sorprese insieme e li uccise o fece uccidere. I cantastorie siciliani si dolevano perché la baronessa, colpita al petto, si toccò la ferita e, appoggiandosi al muro con la mano, vi lasciò un’impronta insanguinata, secondo la leggenda.

 

Un canto popolare di autore anonimo del secolo XVI così rimpiangeva, in una delle strofe, la drammatica morte di Laura Lanza:

« Vurria ‘na canzunedda rispittusa, chiancissi la culonna a la me casa; la megghiu stidda chi rideva in celu, anima senza cappottu e senza velu; la megghiu stidda di li Serafini…povira Barunissa di Carini! »

L’amaro caso della signora di Carini non fu subito di dominio pubblico: la potenza delle famiglie coinvolte mise subito a tacere i diaristi del tempo, che si limitarono a riportare solo la data e la notizia della morte. Il vedovo si risposò subito con Ninfa Ruiz rinnovando alcune stanze del castello e cancellando le tracce che potevano ricordargli la prima moglie.

Si racconta che, a prova dell’omicidio, si troverebbe custodita nell’archivio della chiesa madre di Carini una lettera scritta dallo stesso padre al re di Spagna Filippo II. Don Cesare Lanza di Trabia fu assolto in virtù della legge vigente e l’anno successivo insignito del titolo di conte di Mussomeli.

Secondo la tradizione locale la baronessa sarebbe stata tumulata nella cripta dei La Grua sotto l’altare maggiore della chiesa madre carinese. Nel 2014, però, il grafologo del Tribunale di Palermo Carmelo Dublo ha provveduto ad analizzare gli antichi documenti disponibili, al fine di rinvenire nuovi elementi utili all’individuazione della reale tomba, con il valido ausilio del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri di Messina. L’attenzione si è concentrata sulla chiesa di Santa Cita a Palermo: nella cripta dei Lanza sono sepolti, invero, il nonno paterno della baronessa, Blasco, il padre Cesare con la seconda consorte, il fratellastro Ottavio. Sotto il sepolcro dell’avo è posizionato un artistico sarcofago anonimo con lo stemma di famiglia e la statua giacente di una giovane donna che si ritiene, quando saranno concluse le indagini, possa essere quello di Laura

 

Il funesto fatto di cronaca all’epoca ebbe molto risalto, ispirando poemetti e scritti storici, fra i quali quelli del medico e folclorista palermitano Salvatore Salomone Marino (1847-1916) che cercò di togliere la baronessa dalla leggenda.

Nel 1975 la vicenda è stata adattata per la televisione nello sceneggiato Rai L’amaro caso della baronessa di Carini, diretto da Daniele D’Anza, interpretato da Ugo Pagliai e Janet Agren. Nel 2007 ne è stata fatta una nuova versione televisiva, trasmessa da Rai Uno, La baronessa di Carini, con la regia di Umberto Marino, gli attori Vittoria Puccini e Luca Argentero nelle parti dei protagonisti.

 

 

Fonte: Wikipedia

Hospiton e la Sardegna sotto il dominio di Bisanzio

Sardegna, fine del VI secolo, sotto il dominio dei romani di Costantinopoli. La lunga guerra tra i bizantini e i barbaricini giunge al termine. Il capo di questi ultimi, Ospitone (Hospiton), raggiunge un accordo di pace con il dux Zabarda, accettando di convertirsi al cristianesimo e riconoscendo il potere dell’imperatore Maurizio Tiberio.

 

L’intesa è salutata dal papa Gregorio Magno con una lettera che nel maggio del 594 scrive al capo dei barbaricini esprimendogli gioia e soddisfazione per la conversione e chiedendogli di aiutare l’evangelizzazione del popolo barbaricino, fino a quel momento tra i più pagani dell’Occidente. Prima di questa intesa, o tregua, i romani cercano in tutti i modi di schiacciare la forza dei barbaricini divisi tra accettazione dell’integrazione e costante ribellione al potere imperiale: intrighi, blocco economico, persino il ferimento di Nispeni, la moglie di Hospiton, e il rapimento del figlio Sardo. La pace concede ai barbaricini di non essere strangolati dalla morsa romana, ma una parte di loro, con Assada, giovane e turbolento luogotenente di Hospiton, non accetta fino in fondo quei patti e sceglie la strada dell’ira e della ribellione aperta.
In questo romanzo la precisione dei dettagli storici e la ricostruzione fedele dell’epoca – le vicende politiche, i rapporti sociali, la religione, l’arte militare, la vita di servi e signori nelle città e nei villaggi – si alternano all’invenzione narrativa che coinvolge il lettore calandolo pienamente in quel periodo storico così intenso e poco conosciuto. Un passaggio travagliato nella grande vicenda del Mediterraneo tra politica, religione, magia, usi e costumi degli antichi sardi.

 

Fonte: Amazon

 

Consigliarlo? Assolutamente si! Se amate una storia ispirata ad un personaggio realmente esistito durante il periodo bizantino e cercate qualcosa di diverso dal solito, ve lo consiglio. E lo consiglio a chi ha amato Rise, per via di molte analogie con la trama del gioco (i barbaricini guidati da un personaggio carismatico -simile a Jacob e ai Discendenti – e l’evangelizzazione forzata dell’isola, che ricorda molto le persecuzioni della Trinità.I fatti si svolgono sotto il periodo bizantino, qualche secolo prima di Rise.
Un romanzo ben scritto, da leggere in un fiato. Avevo letto un altro romanzo di questo autore, Rapidum, ma non mi ha entusiasmata come questo.

Sardegna Bizantina

Nei secoli della “lunga età bizantina”, l’isola vive un corso storico differente rispetto a quello dei territori italici e dell’Occidente in genere. Non viene occupata da popolazioni barbariche né dagli Arabi, non entra a far parte dei domini carolingi e mantiene un’ininterrotta dipendenza politico-amministrativa da Costantinopoli.

 

Nel 534 Giustiniano, imperatore d’oriente, volendo riconquistare la parte occidentale dell’impero, entrò in lotta con i Vandali. Con la sua vittoria tutti i domini vandalici, e tra questi la Sardegna, entrarono a far parte dell’impero bizantino.

Sotto il dominio di Bisanzio, la Sardegna conobbe un lungo periodo di pace, ma non di prosperità: era ai margine dell’impero e la presenza della capitale si faceva sentire soltanto attraverso la rigorosa e pesante riscossione delle tasse.

La Sardegna bizantina

La Sardegna era governata da un preside e da un dux: il primo risiedeva a Cagliari e aveva compiti di amministrazione civile: emanava leggi, si occupava della giustizia e delle tasse nell’Isola. Il dux risiedeva a Forum Traiani (oggi Fordongianus) e aveva compiti militari: con truppe mobili e con guarnigioni stabili residenti nelle fortificazioni strategiche, doveva garantire la difesa del territorio da attacchi esterni ma doveva anche tenere a freno la bellicosità dei Barbaricini, gli abitanti delle Barbage, le zone montane intorno al massiccio del Gennargentu.

Le notizie sul periodo bizantino sono incerte e lacunose. I dettagli maggiori ci vengono dalle lettere di Gregorio Magno, papa dal 590 al 604, e sono perciò limitati a quegli anni.

La Sardegna fu conquistata da Bisanzio durante la guerra vandalica combattuta contro i Vandali per il possesso dell’Africa. Sconfitti i Vandali in Africa, a Tricamaron, e avendo la vittoria in pugno, il generalissimo bizantino Belisario inviò il generale Cirillo in Sardegna con una flotta per sottometterla.

I Bizantini dovettero però lottare contro i Barbaricini che occupavano l’interno dell’isola, e il magister militum per Africam Salomone, negli anni 530, inviò alcuni duces in Sardegna per combatterli. Il dux di Sardegna, che aveva l’incarico di combattere i Barbaricini, aveva la residenza proprio nei monti della Barbagia dove questo popolo, restio ad essere sottomesso, viveva; più precisamente la sede del dux era Forum Traiani, le cui mura furono rifatte per volere di Giustiniano.

Nel 551 l’Isola fu invasa dagli Ostrogoti di Totila e occupata; il magister militum per Africam, Giovanni Troglita, tentò di recuperarla, ma fu sconfitto dai Goti; dopo la sconfitta di Totila e Teia (552) e la sottomissione dei Goti, venne comunque recuperata dall’Impero.

Durante il pontificato di papa Gregorio I (590-604) la Sardegna rientra ancora in una sfera romana partecipando dell’opera di tutela, amministrazione ed evangelizzazione di questo pontefice. Le molte lettere che il pontefice dedicò a personaggi e problemi sardi sono, inoltre, la documentazione più ricca conservatasi sulla Sardegna tardo-antica. Esse documentano – tra l’altro – la perdurante divisione della Sardegna in un’area romanizzata (coste e città costiere, pianura) e una regione interna ancora barbarica. Alla conversione al cristianesimo di queste popolazioni dell’interno, papa Gregorio si adoperò inviando lettere e degli emissari. In particolare, per convertire le popolazioni dell’interno, inviò il dux Zabarda che nel 594 stipulò un patto con il capo dei Barbaricini Ospitone. Nel 595 tuttavia papa Gregorio scoprì, inviando il vescovo Felice in Sardegna per continuare la missione di conversione, che lo Iudex Provinciae di Sardegna, per recuperare i soldi persi per comprare la carica di governatore tramite versamento di suffragia, permetteva ai pagani di continuare a venerare i propri idoli in cambio del pagamento di una tassa.

 

Nella Sardegna giudicale, vissuta per secoli estranea alla cultura ed alle istituzioni politiche dell’Occidente feudale, si trovano molte tracce dell’eredità bizantina; soprattutto una concezione del diritto di stampo prettamente romano e una concezione dello Stato e della dimensione pubblica come nettamente separata da quella privata (l’esatto contrario del feudalesimo). In età giudicale infatti vigeva la distinzione tra patrimonio pubblico (de rennu = del Regno, dello Stato) e patrimonio privato del giudice (detto de pegugiare, ossia peculiare) e inoltre, l’indivisibilità del regno anche nei casi – che talvolta si sono dati – di condominio tra coeredi della corona di Giudice.

Estranea al feudalesimo sarà anche l’istituzione giudicale della servitù; nella Sardegna giudicale il servo (in genere tale dalla nascita) era soggetto nei confronti del padrone (o di più padroni) a delle prestazioni d’opera, ma (a differenza che nell’Europa feudale) aveva personalità giuridica, poteva testimoniare o ricorrere in giudizio ed era libero p. es. nel contrarre matrimonio o nell’acquistare, vendere, trasmettere in eredità beni di sua proprietà (sono documentati perfino casi di donazioni a chiese); poteva anche riscattarsi tramite pagamento.

Molti altri aspetti si potrebbero aggiungere a proposito delle permanenze bizantine. Occorre, però, anche ricordare che, dopo l’età di papa Gregorio I, questa fase ci ha lasciato pochissima documentazione diretta. Un aspetto di solito sottolineato negativamente è il fiscalismo: le popolazioni soggette all’Impero bizantino furono vessate con il lavoro e ogni sorta di tributi a cui si aggiungevano i suffragia, tassazioni aggiuntive con cui gli ufficiali imperiali cercavano di recuperare le somme spese per ottenere l’incarico.

Nel corso dell’VIII e IX secolo la vita dei paesi del Mediterraneo fu sconvolta dall’espansione degli Arabi. La Sardegna, perso ogni contatto commerciale e politico con Bisanzio, restò isolata di fronte agli attacchi dei musulmani: i centri costieri venivano continuamente saccheggiati, gli abitanti catturati e venduti come schiavi.

Iniziò così lo spopolamento delle città e dei villaggi sulla costa, poiché le popolazioni si spostarono verso l’interno alla ricerca di luoghi più sicuri. Agli inizi dell’IX secolo la pressione degli Arabi si fece ancora più minacciosa e i sardi abbandonati da Bisanzio dovettero darsi una organizzazione politica autonoma per fronteggiare la minaccia musulmana: fu questa, molto probabilmente l’origine dei Giudicati.

 

Cronologia dell’età bizantina

  • 552 Brevissima occupazione da parte degli Ostrogoti di Totila.
  • 565-578 A Giustiniano I succede Giustino II. Politica fiscale più mite.
  • 590-604 Pontificato di papa Gregorio I. Suo interesse missionario nei confronti della Sardegna. Lettera ad Ospitone per la conversione dei Barbaricini.
  • 594 Pace tra Bizantini e Barbaricini.
  • 599 Viene respinto un attacco longobardo alle coste del Cagliaritano.
  • 603 L’inviato papale Vitale è incaricato dai possessores sardi di recarsi presso l’Imperatore Foca per chiedere una diminuzione del carico fiscale.
  • 642 Inizio della conquista araba dell’Africa bizantina.
  • 669-673 Attacco e assedio arabo di Bisanzio.
  • 698 La conquista di Cartagine è una data decisiva dell’occupazione dell’Africa nord-occidentale da parte delle forze califfato omayyade e dell’islamizzazione di quella regione.

Cronologia incursioni arabe

  • 705 Prima incursione araba documentata (forse nell’isola di San Antioco), inviata dal califfo Abd-el-Aziz (egiziano).
  • 709 Incursione ordinata dall’emiro Musâ.
  • 711 Importante incursione araba sulla Sardegna, contemporanea della conquista della penisola iberica. Sebbene fallita da più punti di vista, questa incursione è rappresentativa di un decisivo balzo in avanti dell’espansionismo islamico.
  • 733, 736 Altri attacchi arabi.
  • 753 In seguito ad un attacco, secondo un’attendibile fonte araba (Ali Ibn al-Athir), viene imposto ai Sardi il pagamento della giziah. Segue un periodo di circa cinquant’anni sul quale non abbiamo notizia di incursioni.
  • 760 L’imperatore Costantino V prepara una flotta, abbastanza efficiente, per difendere il Tirreno dall’espansione araba e dalle scorrerie.
  • 807 Tentativo di incursione degli Arabi di Spagna (probabilmente presso le coste di Oristano), che però viene bloccato, con gravi perdite fra gli invasori (il fatto è narrato nella Cronaca dell’Annalista Saxo e dovette avere una certa risonanza fuori dell’isola).
  • 810-812 Un altro tentativo dalla Spagna fallisce, mentre – nell’812 – un’incursione si limita a toccare la Corsica. Nello stesso periodo si preparava anche un attacco alla Sardegna da parte degli Arabi africani, che non giunse a termine perché la flotta fu dispersa da una tempesta.
  • 815 Ambasciata di sardi (“legati sardorum de Carali civitate”) presso Ludovico il Pio, che richiedono assistenza militare (il fatto è narrato negli Annali di Eginardo).
  • 816 Saccheggio di Cagliari, la flotta viene però dispersa al ritorno da una tempesta.
  • 821 Altra incursione.
  • 827 Gli Arabi iniziano l’occupazione della Sicilia; questo evento è probabilmente rilevante nel segnare una tappa della separazione della Sardegna dall’impero bizantino.
  • 829 Passaggio in Sardegna del conte Bonifacio (il feudatario carolingio preposto alla Toscana e alla difesa navale nel Tirreno) diretto verso le coste africane.
  • 934 A quest’anno risale un’incursione proveniente dall’Africa settentrionale; si trattò di un fatto di una certa gravità; la cronaca di Ibn-al-Atîr parla di una grande strage di abitanti e di distruzione di navi effettuata in Sardegna da una flotta diretta a saccheggiare Genova.
  • 947 Trattato di pace tra Impero bizantino e Califfato omayyade di Spagna.
  • 972-1001 Almanzor è ministro e, dal 978, califfo a Cordova. Avvia un’ambiziosa politica espansionistica. È suo liberto e protetto Mujāhid, poi wali (principe) di Denia.
  • 1015-16 Tentativo di conquista dell’isola da parte di Mujāhid al-ʿĀmirī. Le spedizioni pisano-genovesi per la Sardegna ricacciano l’esercito di Mujāhid, e aprono le porte alle due repubbliche marinare. Riprendono anche i contatti dell’isola con la Chiesa romana.
  • 1065 A quest’anno risale la donazione di due chiese all’abbazia di Montecassino da parte del giudice di Torres Barisone di Lacon-Gunale. Si tratta del più antico scritto pervenutoci della Sardegna giudicale. Da questa data in avanti le nostre conoscenze sono sempre meglio documentate.

 

Fonti: ilsardo.it, Wikipedia e sardegnacultura.it

 

 

Vita Arcana: la Tarda Antichità in versione manga

217 d.c. Molti anni dopo la fine della “Pax Romana”, l’impero romano è ancora il più potente del mondo. Ciononostante, fra corruzione dilagante all’interno del governo, incessanti attacchi delle orde barbare e continue campagne militari all’estero costosissime, Roma sta finendo in ginocchio. In seguito alla recente uccisione dell’imperatore Caracalla, molte cose stanno per cambiare…

 

Vita Arcana (Hishintan) inizia con la scena dell’assassinio dell’imperatore Caracalla, il quale è noto per aver fatto edificare le Terme di Caracalla, ancora oggi visibili a Roma, e aver promulgato la Costituzione Antoniniana, che elargiva a tutti gli abitanti liberi dell’impero la cittadinanza romana. Era il III° secolo d.C., precisamente l’8 aprile del 217.
Nel III°secolo si assiste all’inizio del declino della cosiddetta “antichità classica” e comincia ad aprirsi il sipario su di un periodo chiamato “tarda antichità”, distinto dal precedente.

 

 

Nella scuola media inferiore e superiore, studiando storia medievale avrete imparato che quella europea si suddivide in Classica, Medievale e Moderna, e forse avrete letto che l’età Antica si conclude con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nel 476. Vi ricorderete anche che nel Medioevo si assiste ad un declino dell’economia, e che si trattò di un’età oscura in cui la gente poteva fare affidamento solo sul Cristianesimo. Ma secondo gli studi accademici attuali, tale visione e sguardo storico sono imprecisi, in particolare dal punto di vista della storia della società, della cultura e della religione. Si è affermata così l’idea che tra l’età classica e il medioevo si debba collocare un’epoca denominata “Tarda Antichità”, differente sia dalla precedente che dalla successiva.

Negli anni Settanta lo storico inglese Peter Brown, presentando la sua teoria “sulla tarda antichità”, ha sostenuto, per l’appunto, l’esistenza di un periodo con proprie caratteristiche, che va dalla fine dell’epoca dei “cinque buoni imperatori” (160 d.C. circa) fino all’incoronazione di Carlo Magno (800 d.C.).

 

Dunque quali erano le particolarità di questa “Tarda Antichità”?

A differenza dell’epoca d’oro  del governo imperiale, in cui la politica dipendeva da negoziazioni e compromessi tra imperatore e Senato, si passò ad una società dove la politica veniva esercitata mentre la “corte”, composta dall’imperatore e dai suoi funzionari, si spostava di frequente all’interno dei territori controllati.
Era finito il tempo in cui, come in passato, i ricchi ambiziosi dei territori provinciali, tramite i consigli cittadini, potevano arrivare a godere dei favori dell’imperatore, stargli accanto e ottenere un’alta carica a Roma. Anche culturalmente, gli individui agiati si allontanarono dai centri urbani dove si concentrava la popolazione.
Le ville private in periferia e i luoghi di culto cristiani (come le chiese e i monasteri, edificati in luoghi isolati) divennero l’elemento centrale della vita comunitaria. Per quanto concerne l’economia, nel IV secolo la capitale imperiale si spostò da Roma a Costantinopoli, e questo determinò una notevole diminuzione della popolazione nella parte occidentale dell’Impero. Roma, che nel suo massimo splendore era una gigantesca metropoli con oltre un milione di abitanti, verso il VII secolo si ridusse ad una cittadina provinciale di appena trentamila persone. Diminuito il numero di individui, è naturale che l’economia declini e che non si abbiano più mercati.

Venuto meno il fascino che attraeva le persone nelle città, e diventati le chiese e i monasteri di campagna centri culturali, cos’era ora a legare il cuore della popolazione? Senza dubbio il Cristianesimo, e la letteratura che sosteneva tale fede.
Avendo i templi della Roma antica che si trovavano al centro dell’abitato perduto il loro ruolo, le popolazioni, tramite la Bibbia e i testi ad essa collegati, pur abitando in terre distanti, potevano provare un senso di solidarietà dovuto all’appartenenza comune alla stessa religione.

Come risultato, i templi delle divinità delle varie religioni esistenti fin dall’antichità nell’area mediterraea andò disfacendosi, o fu sostituito da chiese e monasteri. Ma le usanze e le feste delle antiche religioni, pur cambiando denominazione per adeguarsi alla nuova, continuarono a vivere all’interno del Cristianesimo.

La Tarda Antichità è un’epoca distinta dalla precedente “Antichità Classica” e dal seguente “Medioevo”, nel corso del quale, seppur lentamente, ha continuato incessantemente un processo di grande cambiamento.

(Keiko Kobori)

 

Tornando al manga, “Vita Arcana” ha subito un triste destino: uscito nel 2012 per Planet Manga, esiste un solo volume, e con molta probabilità il progetto è stato abbandonato.

 

Come segnala l’utente Federica di Anoiibi, l’autrice ha venduto i diritti del manga alla software house Acquire (creatrice del gioco Gladiator Begins, versione psp di Colosseum Road to Freedom), purtroppo progetto fallimentare.

 

Mi si stringe il cuore a sapere che esistano manga come “Vita Arcana”, superbamente illustrati e garanti di una trama entusiasmante, la cui luce viene smorzata da scelte sbagliate dell’autore. A questo volume devo il mio ritorno all’hobby intellettuale della classicità greca e latina, dal quale mi ero momentaneamente distaccata. Ho dato cinque stelline nonostante tutto, perché si tratta della riproposizione in chiave fumettistica della biografia dell’Imperatore Eliogabalo, considerato il primo transessuale della storia, un personaggio della storia romana molto particolare ma tuttavia messo spesso in ombra a causa della sua giovane età, e per la condotta irreprensibile e scandalosa che caratterizzò il suo breve periodo di governo.

Poichè dal 2010 non si avevano notizie di prosecuzione di questo manga, mi sono informata e sono venuta a conoscenza di scoperte molto tristi. Infatti l’autrice, Mami Itoh, pare abbia venduto i diritti dei suoi personaggi ad un videogioco ispirato, che tuttavia si è rivelato un flop colossale. La pubblicazione di Vita Arcana pare quindi sospesa fino a data da destinarsi, forse alle calende greche (cioè mai più).

Mi sono arrabbiata e intristita per tutto questo, perché nel moderno commercio di fumetti giapponesi, vastissimo, sono molto pochi i titoli degni di essere considerati da un pubblico prettamente maturo. “Vita Arcana” era uno di questi, ma ecco che il tutto sfuma a causa di una scelta erronea dell’autrice. Un vero peccato.

 

 

Consigliarlo? Si, nonostante tutto. E’ solo un singolo volume, ma gli appunti presenti a fine volume meritano.

 

Fonti: Recensione su Anoibii, Animeclick e testo presente nel manga

Esoterismo e Final Fantasy X

Final Fantasy X è un videogioco di ruolo ispirato al medioevo asiatico (thailandese, giapponese e oceanico), con un forte tema religioso ed esoterico (in particolare le città di Zanarkand, ispirata a Samarcanda, Besaid e Kilika, ispirate alla cultura australiana e oceanica).

 

La storia di Spira (il mondo di FFX) è caratterizzata da un’antica guerra combattuta mille anni prima dell’inizio di Final Fantasy X tra Zanarkand e Bevelle, centro religioso del credo Yevonita (molto simile alla Città del Vaticano). In quel periodo Spira era una terra prosperosa con grandi metropoli tecnologicamente avanzate. Di fronte alla disfatta della propria fazione, il leader degli Invocatori Yevon di Zanarkand trasformò i suoi concittadini rimasti vivi durante l’attacco di Bevelle in intercessori da utilizzare per l’invocazione di una Zanarkand di sogno e quindi si trasformò in Sin per distruggere e rallentare la tecnologia nel resto del mondo affinché nessuno potesse scoprire la locazione della sua creazione. Con l’avvento di Sin, gli abitanti di Bevelle cominciarono a temere la collera di Yevon e dopo essersi confrontati con la figlia di Yevon, Yunalesca, fondarono la dottrina religiosa omonima per calmarlo, continuando a diffondere questi insegnamenti per tutta Spira. La fede, fondata sull’espiazione e sul sacrificio, creò una spirale di morte che permeò la storia di Spira nei secoli seguenti. Il rituale dell’Invocazione Suprema, introdotto da Yunalesca, rappresentò l’unico modo per distruggere Sin, portando un breve periodo di pace, il Bonacciale, prima che il guardiano sacrificato dall’invocatore per ottenere l’Invocazione Suprema si trasformi nuovamente in Sin ricominciando il ciclo.

 

Durante i mille anni seguenti all’avvento di Sin e la distruzione di Zanarkand, Spira si è trasformata in una terra dal carattere campagnolo, quasi completamente priva di grandi città e civilizzazioni avanzate. In seguito alle azioni di Sin e al divieto di usare macchine imposto dal credo Yevonita, la popolazione di Spira ha preso a raggrupparsi in piccoli insediamenti e villaggi, dal momento che centri maggiori venivano abbattuti da Sin e la loro popolazione decimata prima che avessero modo di svilupparsi. Le uniche città di dimensioni ragguardevoli sono Luka, che ospita lo stadio di Blitzball, e Bevelle, il centro religioso di Yevon. Per portare il Bonacciale, gli invocatori intraprendono un pellegrinaggio attraverso Spira per giungere infine a Zanarkand e ottenere l’Invocazione Suprema da Yunalesca con cui sconfiggere momentaneamente Sin. Yuna e i suoi guardiani interrompono tuttavia questo ciclo e danno avvio all’Eterno Bonacciale.

 

In seguito agli eventi di Final Fantasy X, in Final Fantasy X-2 gli insegnamenti di Yevon non sono più ritenuti validi e l’associazione con macchine e Albhed non più sacrilego. Con l’avvento dell’Eterno Bonacciale gli abitanti di Spira maturano una mentalità positiva e iniziano a guardare al futuro con ottimismo. Nuovi gruppi politici, la Lega della Gioventù, i Neoyevoniti e gli Automisti, si contendono il potere. Yuna riesce a riportare la pace e a salvare Spira una seconda volta, con diversi finali in base alle prestazioni del giocatore.

 

 

La religione è una componente fondamentale nella vita di molti abitanti di Spira, con la maggior parte della popolazione che si dichiara Yevonita. I principi del credo si basano sulla convinzione che Sin sia una punizione divina inviata agli uomini per la loro arroganza nell’uso delle macchine. Di conseguenza il clero proibì l’uso della tecnologia e promosse una cultura di espiazione e sacrificio, nell’illusione di compiacere Sin, ma in realtà per controllare la popolazione ed impedire il ritorno di guerre simili a quella che condussero alla distruzione di Zanarkand.

 

Nonostante Yevon proibisca l’uso delle macchine, incluse le armi, esso stesso fa uso di tecnologia avanzata per assicurarsi la sua posizione egemone. Gli Albhed sono quindi visti come pericolosi per il loro uso delle macchine e perché rappresentano una minaccia all’incontestato controllo di Spira da parte del clero. Il credo mantiene il potere grazie all’uso dell’Invocazione Suprema, che conduce alla morte dell’invocatore e del suo guardiano impedendo così ai segreti sulla vera natura di Sin e di Yevon di essere divulgati. Alla fine di Final Fantasy X la religione Yevonita si sciolse in modo repentino, quando furono portate alla luce tracce della sua corruzione. Sei mesi dopo, gli insegnamenti morali di Yevon vennero rivitalizzati nel partito Neoyevoniano. Sebbene tecnicamente una costola della chiesa Yevonita, Neoyevon non è una religione quanto piuttosto una filosofia, con la sua posizione nei confronti del progresso di Spira riassunta nel motto: “Una cosa alla volta”.

 

Il ritratto negativo della religione organizzata che traspare in Final Fantasy X è stato accostato alla Chiesa cattolica e alla corruzione della religione organizzata in generale.

 

Fonte: Wikipedia