Wonder Woman e la Grande Guerra

 

Dopo aver visto (ed amato) il film Wonder Woman (non sono una grande fan del genere “supereroi”), ho effettuato alcune ricerche su uno dei conflitti più tetri e crudeli del nostro tempo: la Grande Guerra, chiamata anche Prima Guerra Mondiale. Per chi non lo sapesse, “Wonder Woman” è ambientato durante “L’offensiva dei Cento Giorni”.

 

L’offensiva dei cento giorni fu l’offensiva finale della prima guerra mondiale condotta dagli Alleati contro le forze degli Imperi Centrali stanziate lungo il fronte occidentale. In francese viene talvolta chiamata Les cent jours du Canada (“i cento giorni del Canada”), per sottolineare l’importante ruolo che ebbero le forze canadesi sotto il comando della 1a Armata britannica.

La Prima Guerra Mondiale fu uno dei conflitti più sanguinosi del nostro tempo (con il numero più alto di morti, stimato tra i 15 e 17 milioni, tra civili e militari), e nonostante sia un conflitto “lontano”, in realtà è molto vicino a noi. Non è cambiato nulla da allora, e purtroppo l’uomo non riesce ad imparare dai propri errori.

 

La stima del numero totale di vittime della prima guerra mondiale non è determinabile con certezza e varia molto: le cifre più accettate parlano di un totale, tra militari e civili, compreso tra 15 milioni e più di 17 milioni di morti, con le stime più alte che arrivano fino a 65 milioni di morti includendo nel computo anche le vittime mondiali della influenza spagnola del 1918-1919. Il totale delle perdite causate dal conflitto si può stimare a più di 37 milioni, contando più di 16 milioni di morti e più di 20 milioni di feriti e mutilati, sia militari che civili, cifra che fa della “Grande Guerra” uno dei più sanguinosi conflitti della storia umana.

Il numero dei militari uccisi nel conflitto viene di solito stimato tra gli 8 milioni e mezzo e più di 9 milioni, con le stime più alte che arrivano oltre i 12 milioni e mezzo; le potenze Alleate ebbero all’incirca tra i 5 e i 6 milioni di soldati uccisi, mentre gli Imperi centrali ebbero più di 4 milioni di caduti militari. Le stime sui morti civili, causati sia direttamente dalle azioni belliche che da cause collegate come malattie, malnutrizione e incidenti vari, sono molto più difficili da calcolare, variando da un minimo di 5 milioni a quasi 13 milioni con valori medi attestati tra i 6 milioni e mezzo (una delle cifre generalmente più accettate) e i 9 milioni: il calcolo delle morti civili varia molto a seconda che si consideri nel computo una parte più o meno ampia delle vittime causate da eventi correlati al conflitto ma non ricompresi totalmente in esso, come la guerra civile russa o il genocidio armeno.

 

Ci troviamo sul fronte belga, anno 1918: condotta dall’8 agosto all’11 novembre di quell’anno, l’offensiva ebbe un ruolo determinante nell’accelerare il cedimento militare delle forze tedesche, preludio all’armistizio e alla fine della Grande Guerra.

 

Il grande nemico di Diana di Themyscira è Ares, il dio della Guerra. Le sue ricerche la porteranno a confrontarsi con il generale tedesco Erich Ludendorff, nientemento che un sostenitore di Adolf Hitler.

Ufficiale di eccellente preparazione teorica, dal carattere brusco e irritabile, dotato di grande energia e di notevoli capacità organizzative e strategiche, divenne durante la prima guerra mondiale il principale collaboratore del generale Paul von Hindenburg e la vera personalità dominante dello stato maggiore tedesco, conseguendo numerosi successi operativi sui vari campi di battaglia.

Sostenitore oltranzista delle correnti pangermaniste e nazionaliste, fu fautore e promotore, fino alla sconfitta finale della Germania, delle ambizioni imperialiste estremistiche e sostenne la necessità della guerra ad oltranza senza tenere conto delle conseguenze politiche e sociali del conflitto e dei sacrifici del popolo tedesco.

Dopo la sconfitta si fece teorico del concetto di guerra totale e sostenne inizialmente Adolf Hitler e il nascente nazismo, prima di ritirarsi dalla vita pubblica per abbracciare un oscuro misticismo antisemita e pagano, connesso all’epica germanica.

Ludendorff nacque a Kruszewnia, una cittadina un tempo prussiana e dal 1945 in territorio polacco, da una famiglia di ricchi imprenditori agricoli. Pur non appartenendo alla classe privilegiata degli Junker, la ricchezza della madre Klara von Tempelhoff permise al giovane Erich di frequentare persone colte e agiate.

Nel 1880 venne accettato dalla scuola cadetti di Plön (la stessa che anni dopo avrebbe diplomato Heinz Guderian), dove eccelse in matematica, Decise quindi di intraprendere la carriera militare e nel 1885 entrò come tenente nel 57º Reggimento fanteria di stanza a Wesel.

Destinato allo Stato Maggiore generale nel 1894, fu responsabile della sezione mobilitazione dal 1903 al 1914 e in questo lasso di tempo, conscio dell’inevitabilità del conflitto tra Germania e Francia, mise a punto insieme ad Alfred von Schlieffen un piano strategico che prevedeva una rapida guerra su un solo fronte, quello occidentale, per poi spostare l’esercito, in un secondo momento, sul fronte orientale.

L’inizio del conflitto lo trovò generale di brigata: già nell’estate del 1914, durante i primissimi mesi di guerra, Ludendorff si mise in luce per la spregiudicatezza con cui metteva in pratica tattiche e strategie d’avanguardia. In Belgio, alla testa di un’unità di arditi, riuscì a penetrare nella zona fortificata di Liegi: pur non riuscendo a passare, impegnò tanto a fondo i belgi che questi credettero che si trattasse di un attacco in grande stile e concentrarono in quel punto tutte le loro forze. La via di Bruxelles rimase così aperta alle truppe del Kaiser.

L’imponente campagna stampa intrapresa in Germania su quella prima, grande vittoria, unita al bisogno del popolo tedesco di avere personaggi in cui credere, resero ben presto mitica la figura di Ludendorff.

Nell’autunno del 1914 Ludendorff divenne capo di Stato Maggiore del maresciallo Paul von Hindenburg sul fronte orientale. Benché formalmente fosse agli ordini del più anziano Hindenburg, Ludendorff perfezionò e portò avanti la propria strategia bellica in quasi completa autonomia. L’8ª armata disponeva di sole sei divisioni, ma Ludendorff riuscì a cogliere il momento propizio per attaccare le linee russe. Suggerì a Hindenburg una mossa eccezionalmente audace: sguarnire temporaneamente una parte del fronte per concentrare le forze a disposizione in un rapido attacco contro l’armata di Aleksandr Samsonov.

 

Ottenuta una provvisoria superiorità numerica, i tedeschi attaccarono e annientarono il nemico a Tannenberg, sbaragliando e mettendo fuori combattimento un esercito di oltre 250.000 uomini. In Germania il mito di Ludendorff salì alle stelle, e lui e Hindenburg arrivarono a essere considerati quasi al pari di semidèi della guerra (cosa vi ricorda?)

 

Il Gas Mostarda, l’Iprite

 

Questo gas è la vera arma di distruzione di massa citata e vista nel film: sviluppata dalla dottoressa Isabel Maru per il generale tedesco Erich Ludendorff.

L’iprite fu utilizzata per la prima volta durante la prima guerra mondiale nel settore belga di Ypres, da cui il nome, il 12 luglio 1917 per iniziativa dell’esercito tedesco; già l’anno precedente i francesi ne avevano preso in considerazione l’impiego scartandolo però per difficoltà tecniche: la produzione su scala industriale ebbe inizio in Francia solo nel giugno 1918 e in Gran Bretagna nel settembre dello stesso anno.

 

Veld, il paese liberato da Diana. Che sia ispirato ad Amiens o da Ypres?

 

Fonte: Wikipedia

Piccoli approfondimenti su Prince of Persia

Premetto che non sono una storica, ma una semplice amante della Storia. Se trovate errori fatemi sapere.

 

 

Rigiocando la trilogia de Le Sabbie del Tempo (compreso il film), ho deciso di fare alcune ricerche sul periodo delle avventure del Principe. Escludo a priori Spirito Guerriero (ambientato in un’isola fuori dal tempo e dalla storia, non appartiene al periodo delle avventure del Principe: la stessa galea di Shahdee ricorda le imbarcazioni fenicie, per via del grande occhio) e Le Sabbie Dimenticate (aggiunto solo nel 2010), prenderò in esame il primo episodio e I Due Troni

Secondo Wikipedia, la Trilogia delle Sabbie è ambientata nel XII secolo d.C., mentre il film dichiara invece il VI secolo d.C. Ci troviamo nel periodo chiamato “Epoca d’oro Islamica”. Ebbe inizio intorno alla metà dell’VIII secolo con l’avvento del Califfato abbaside e il trasferimento della capitale da Damasco a Baghdad. Durante questo periodo il mondo arabo divenne un insieme di culture che riuscirono a sintetizzare la conoscenza acquisita dagli antichi romani, cinesi, indiani, persiani, egiziani, greci e bizantini. 

 I Crociati misero sotto pressione il mondo islamico con diverse invasioni nell’XI e XII secolo, ma una nuova minaccia e di gran lunga maggiore venne da Oriente agli inizi del XIII secolo: nel 1206, Gengis Khan costituì una potente dinastia tra i Mongoli dell’Asia centrale. Nel corso del XIII secolo, questo Impero conquistò la maggior parte delle terre eurasiatiche, che comprendevano sia la Cina a est che gran parte del vecchio califfato islamico (Rus’ di Kiev, vedi Rise of the Tomb Raider) a ovest. Hulagu Khan, distrusse Baghdad nel 1258 e questa è tradizionalmente la data che segna la fine convenzionale della cosiddetta epoca d’oro islamica.  Ma tornando alla capitale della Persia del nostro Principe, Babilonia, notiamo alcune cose strane.

 

Babilonia

 

Babilonia nel periodo assiro

Ne I Due Troni viene rappresentata come una città islamica medievale. Se andiamo a fare delle ricerche, però, scopriamo che Babilonia venne abbandonata molto prima dell’invasione islamica della Persia (avvenuta tra il 633 e il 656 d.C.), e con l’arrivo dei Parti subì un abbandono (favorendo un’altra gloriosa città, Baghdad). Durante il periodo islamico, la posizione di Babilonia non era conosciuta, ma Bābil era un piccolo villaggio descritto dal geografo Ibn Hawqal del decimo secolo. Gli scrittori dei secoli successivi parlano solo delle rovine e il fatto che esse vennero spogliate dei loro mattoni più solidi per essere utilizzati nella costruzione di edifici residenziali.

Direi quindi un errore di fondo grande come una casa. Se vogliamo anche parlare della fantomatica Torre di Babele e dei Giardini Pensili (mai trovati, aggiungo), torniamo indietro di millenni.

 

La Persia al tempo delle avventure del Principe

Come già accennato prima, le avventure del Principe si svolgono a cavallo tra il VI e il XII secolo. Ma com’era la Persia a quel tempo?

L’impero persiano di quel periodo era chiamato Sassanide (preceduto da quello partico), e confinava con l’Impero Bizantino. Prima della conquista islamica della Persia, la popolazione coltivava il culto dello Zoroastrismo e non dell’Islam.

La domanda spontanea è: Il Principe crede in Allah o  in altro? Nelle Sabbie del Tempo (il gioco), il Sultano di Azad urla un aiuto a Dio, quindi si può immaginare a quale dio si riferisca.

Scopriamo che il termine Sultano viene spesso utilizzato per indicare un “Re”, e viene utilizzato nel mondo islamico. Sultano (in arabo: سلطان‎, sulṭān, dal vocabolo sulṭa, “forza”, “autorità”) è il titolo sovrano impiegato da numerose dinastie arabe (ad esempio in Marocco e nell’Arabia, e più esattamente nel Najd) e non arabe che ressero territori più o meno ampi del Vicino e Medio Oriente islamico.

Il Principe potrebbe essere un seguace dello Zoroastrismo, non ancora convertito alla nuova religione.

 

L’islamizzazione della Persia

 

L’islamizzazione della Persia avvenne a seguito della conquista islamica della Persia. Fu un lungo processo attraverso il quale l’Islam, anche se a lungo respinto, venne gradualmente accettato dalla maggioranza della popolazione. D’altra parte, i persiani mantennero alcune tradizioni pre-islamiche, tra cui lingua e cultura, che adattarono ai codici islamici. Alla fine, i costumi e le tradizioni si fusero nell’identità “islamica persiana”.

L’islamizzazione della Persia produsse profonde trasformazioni all’interno della struttura culturale, scientifica e politica della società persiana: la fioritura della letteratura, filosofia, medicina e arte divennero elementi principali della civiltà musulmana di nuova formazione. L’eredità di un patrimonio di migliaia di anni di civiltà, e l’essere al “crocevia delle principali autostrade culturali”,contribuirono a far emergere la Persia in quella che fu l'”epoca d’oro islamica“.

 

Astrolabio persiano del XVIII secolo. Cosa ricorda? Lo stendardo di Azad!

Dopo la conquista della Persia, i musulmani offrirono relativa tolleranza religiosa e parità di trattamento alle popolazioni che avevano accettato la regola islamica senza opporre resistenza. Ma fino a circa il 650, tuttavia, la resistenza in Persia non fu domata. La conversione all’Islam, che offriva alcuni vantaggi, fu abbastanza rapida tra la popolazione urbana, ma più lenta tra i contadini e i dehqan (proprietari terrieri). La maggioranza dei persiani non divenne musulmana fino al IX secolo.

Prima della conquista, i persiani erano principalmente Zoroastriani. Lo storico Al-Masudi, un arabo nato a Baghdad, che scrisse un trattato di storia e geografia intorno al 956, scrisse che dopo la conquista:

« Lo Zoroastrismo, per il momento, continuò ad esistere in molte parti della Persia. Non solo nei paesi che caddero relativamente tardi sotto il dominio musulmano (ad esempio Tabaristan), ma anche in quelle regioni che erano presto divenute province dell’impero musulmano. In quasi tutte le province persiane, secondo Al Masudi, si trovavano templi del fuoco – ie Madjus dice, veneravano molti templi del fuoco in Iraq, Fars, Kerman, Sistan, Khorasan, Tabaristan, al Djibal, Azerbaigian e Arran. »

Questa affermazione di al Masudi è pienamente supportata dai geografi medievali che fanno menzione di templi del fuoco nella maggior parte delle città persiane. i missionari musulmani non incontravano difficoltà a spiegare i principi islamici agli zoroastriani, perché c’erano molte somiglianze tra le due fedi. Secondo Thomas Walker Arnold, i persiani avrebbero incontrato Ahura Mazda e Ahriman sotto i nomi di Allah e Iblis.

 

Dopo la caduta della dinastia dei Sasanidi nel 651, gli arabi Omayyadi adottarono gran parte dei costumi persiani, specialmente nel campo dell’amministrazione e della corte. I governatori provinciali arabi erano senza dubbio sia Siri persianizzati o di etnia persiana; certamente persiana rimase la lingua ufficiale del califfato fino all’adozione della lingua araba verso la fine del VII secolo, quando nel 692 ebbe inizio la coniazione della moneta nella capitale califfale, Damasco. Le nuove monete islamiche furono delle imitazioni di monete sasanidi (così come bizantine), e la Scrittura Pahlavi sulle monete venne sostituita con l’arabo.

Gli Abbasidi (dopo il 750) stabilirono la loro capitale in Iraq, a Baghdad. Un cambiamento di orientamento verso est è visibile, incoraggiato da un aumento della ricettività di influenza culturale persiana e dalle radici della rivoluzione abbaside in Khorasan / moderno Afghanistan.

 

Possiamo affermare che il Principe e il suo mondo hanno sì subito l’invasione, ma mantenendo i propri costumi nel tempo. Anche se la teoria più esatta è un “frullatore di stili” incollati tra loro.

 

Le “Mille e una Notte”?

 

Secondo l’autore del gioco, il Principe e le sue avventure sono tratte da Le Mille e una Notte, ambientate quasi tutte a Baghdad (escludendo le novelle “più famose” come Aladino e Ali Babà inserite solo successivamente): l’idea di spostare tutto in una città “neutrale” come Babilonia (a pochi chilomentri dall’attuale Baghdad) forse fu scelta per via del clima politico di quella regione (ricordiamo che Le Sabbie del Tempo uscì nel 2003, e nello stesso anno le truppe americane invasero l’Iraq, che ha come capitale proprio Baghdad). Il sito archeologico di Babilonia oggi è comunque compromesso a causa della seconda guerra del Golfo

 

L’arte Islamica in Prince of Persia

Sempre rigiocando ai Due Troni, ho trovato molti stili differenti tra loro: conosciamo il divieto di rappresentare figure o divinità (chiamata “Iconoclastia”) tipico dell’Islam. Ma perché ne I Due Troni appaiono immagini di divinità risalenti al periodo antecedente l’Islam? Forse perché le due divinità principali del patheon zoroastriano furono  assimilate alla nuova religione (vedi sopra). L’Iran ha subito la conquista islamica, ma ha mantenuto parte della propria arte e cultura. Sempre leggendo Wiki, scopriamo che:

Architettura della Persia pre-islamica

Gli stili pre-islamici caratterizzano circa quattro millenni di sviluppo architettonico curato dalle varie civiltà presenti sull’altopiano iraniano. L’architettura iraniana islamica raccoglie numerosi spunti dalle architetture precedenti, con motivi geometrici e ripetitivi e superfici riccamente decorate con piastrelle vetrate, stucchi intarsiati, motivi laterizi, decorazioni floreale e calligrafiche.

Architettura della Persia islamica

La caduta della dinastia dei Sasanidi per l’attacco degli invasori arabo-musulmani, ha portato all’adattamento delle architetture persiane ad uso religioso islamico, in Iran. Le arti, come la calligrafia, i lavori con gli stucchi, gli specchi e i mosaici, divennero strettamente legali all’architettura delle moschee in Persia (Iran), specialmente con i tetti a cupola rotonda, la cui origine risale all’Impero partico.

Gli scavi archeologici hanno fornito molte prove a sostegno dell’impatto dell’architettura sasanide sull’architettura del mondo islamico.

Molti esperti ritengono che il periodo dell’architettura persiana dal XV al XVII secolo fu l’apice dell’era post-islamica. Diverse strutture, come moschee, mausolei, bazar, ponti e palazzi, sopravvissute fino al giorno d’oggi, risalgono a questo periodo.

Sotto i Safavidi, Esfahan cercò di realizzare progetti in grande scala (la Piazza Naqsh-e jahàn è la sesta piazza al mondo, per larghezza), hanno costruito edifici molto alti e con ampi spazi interni. Tuttavia, la qualità degli ornamenti era inferiore rispetto ai secoli XIV e XV.

Un altro aspetto di questa architettura è l’armonia con le persone, il loro ambiente e le loro credenze, il tutto è presente e manifesto. Allo stesso tempo, non sono state applicate regole rigide per disciplinare questa forma di architettura islamica.

Le grandi moschee di Khorasan, Tabriz e Esfahan utilizzano geometrie locali, materiali locali e tecniche costruttive locali, per esprimere, ognuno a suo modo, l’ordine, l’armonia e l’unità dell’architettura islamica. Quando i maggiori monumenti dell’architettura persiana islamica sono esaminati, rivelano complesse relazioni geometriche, una gerarchia studiata per la forma e l’ornamento e una grande profondità nei significati simbolici.

E in più:

L’arte islamica è tipicamente focalizzata sulla riproduzione della calligrafia araba. Più di rado essa si dedica a figure umane: ciò è dovuto alla sensibilità religiosa dei musulmani, timorosi che alla riproduzione delle forme umane possa corrispondere il peccato di idolatria contro Allah, proibito dal Corano, e che nell’arte come imitazione della natura si possa intravedere il tentativo di copiare l’opera dello stesso Allah. Tale sensibilità ebbe importanti effetti anche sull’arte cristiana: in particolare, a ridosso della predicazione di Muhammad Salla Allahu ailay wa Sallam, sorse l’eresia pauliciana, che più tardi avrebbe rappresentato l’antesignana dell’iconoclastia. Come si dirà meglio tra poco, non è però vero che l’arte islamica rifiuti in assoluto la rappresentazione delle figure umane, essendo tale limitazione valida soprattutto nei luoghi e nelle opere di tipo religioso e meno in quelli di carattere “profano”.

In Prince of Persia non visitiamo moschee, ma solo residente profane (il palazzo di Azad, i vicoli di Babilonia).

Abbiamo diversi stili appartenenti all’arte islamica:

Stile Moresco (vedi Alhambra)

Stile Moghul (Gran Mogol o Moghul (in persiano: دولتِ مغل, “dinastia Mughal”, in dialetto urdu: مغلیہ سلطنت, Moghli Solṭanat) è il nome con il quale venivano indicati i membri di un dinastia imperiale che ha regnato durante la dominazione islamica in India.)

Stile Arabo-Normanno (in Sicilia)

Stile Ottomano

Stile Persiano

Stile Sahel

Concludendo, si tratta di un mix di varie epoche e stili, amalgamati con furbizia… come in molte novelle de Le Mille e Una Notte.

Fonte testi: Wikipedia Immagini tratte dal mio HD dal lontano 2005 e Google

 

 

 

 

 

 

La Città dei Morti (Tomb Raider IV)

Al-Qarāfa (in arabo: ﺍﻟﻘﺮﺍﻓـة‎) è il più antico cimitero musulmano del Cairo e dell’Egitto, ancora in uso, caratterizzato dalla convivenza tra i vivi e i defunti, e indicato spesso in Occidente con l’espressione “Città dei morti”.

 

 

 

Circa un milione di egiziani vivono tra le tombe sebbene il loro numero sia una questione controversa. Il cimitero cairota si estende per circa una decina di km e amministrativamente è suddiviso in più quartieri, di cui alcuni completamente urbanizzati dove le tombe sono ridotte a dei cortiletti tra i palazzi, altri invece semi-urbanizzati in un intreccio tra tombe ed edifici privati e pubblici, infine altri ancora costituiti solo da una distesa di spiazzi funerari, a volte occupati e gli alloggi pertinenti ristrutturati in dimore permanenti o sedi d’attività che richiedono spazi aperti.

 

Dal punto di vista urbanistico la Città dei Morti ha subito una notevole evoluzione nella seconda metà del secolo scorso con l’iperurbanizzazione informale ed illecita come molte periferie cairote, a differenza dell’inurbamento storico di epoca medievale. Tutta la necropoli possiede un immane patrimonio architettonico d’incommensurabile pregio artistico e un’eredità culturale immateriale unica al mondo. Qarafa si rivela interessante soprattutto per i nessi tra le modalità d’inurbamento e il culto egiziano dei defunti, nonché gli altri rituali religiosi della devozione popolare. Memoria storica e sociale, esso incarna un esempio d’ibridazione di stili di vita e tradizioni tra urbanesimo e civiltà rurale dell’Egitto, paese dal volto plurimillenario che ha influito sulle culture di tutto il bacino del Mediterraneo.

 

Fonte: Wikipedia

[AET 2017] Scaramucce

 

Venezia, Primavera 1997: Lara arriva nella città lagunare, alla ricerca di Marco Bartoli e del suo covo. Ma prima di raggiungere il sestriere controllato dalla setta della Fiamma Nera, dovrà attraversare parte della città e perdersi nei magici vicoli della Serenissima…

 

 

Il nome “Scaramucce” è tratto da un brano del Rondò Veneziano.

 

ll livello è dedicato a mio padre, venuto a mancare all’inizio dell’anno dopo una lunga battaglia contro un terribile male

 

 

Link dell’evento sul sito Aspidetr.com

All Hallows (Tomb Raider 3)

All Hallows è la più antica chiesa nella città di Londra risalente al 675 dC, fondata da un re sassone sul sito di un antico edificio romano (alcune tracce sono ancora visibili nella cripta), nel tempo ha subito nel tempo diverse trasformazioni e durante il regno di Edoardo IV fu il luogo prescelto per la sepoltura temporanea di tutti i criminali giustiziati pubblicamente nella Torre di Londra, cui la Cattedrale è vicina.

 

La chiesa fu gravemente danneggiata da un’esplosione nel 1650, ma è sopravvissuta al Grande Incendio, una delle più grandi calamità nella storia di Londra (dal campanile si narra che il cronista Samuel Pepys abbia osservato l’Incendio, poi in seguito descritto nel suo famoso Diario) e questo grazie all’ammiraglio William Penn, padre del famoso William Penn fondatore della colonia britannica della Pennsylvania, che demolì gli edifici circostanti per creare barriere antifuoco (procedura standard all’epoca per fermare la diffusione del fuoco)

Fu meno fortunata però durante la Seconda Guerra Mondiale, quando un bombardamento distrusse tutto tranne la Torre e le mura; la ricostruzione è stata lunga e la Cattedrale venne riconsacrata solo nel 1957.

Fonte: towerbridge.org.uk / allhallowsbythetower.org.uk

Camere di Sepoltura – Ipogeo (Tomb Raider IV)

 

E’ la terza forma della tomba egizia insieme alla mastaba e alla piramide.
L’ipogeo è una sepoltura sotterranea scavata al fianco delle pareti calcaree dominanti la valle del Nilo sino al Delta.

I principi di base relativi alla concezione di sepoltura sono pressoché invariati rispetto alle altre costruzioni sepolcrali.


Nell’ipogeo in una camera d’offerta o cappella, si trovavano il tavolo d’offerte, la nicchia per la statua funeraria e la stele.

In un’altra stanza, ermeticamente chiusa, riposava la mummia nel suo sarcofago.
Già dalla fine dell’Antico Regno, i governatori dei nomoi e dei territori lontani, come quelli di Elefantina, ottennero, sotto la I Dinastia, l’autorizzazione a farsi inumare presso le loro province.
Avendo ottenuto una certa autonomia sui propri domini, i nobili, durante il primo periodo intermedio, vi si facevano seppellire in ipogei che nel corso del Medio Regno ebbero un successo quasi quanto quello delle mastabe.
Durante il Nuovo Regno l’ipogeo divenne la tipologia sepolcrale preferita dai faraoni, che fecero così scavare le loro dimore eterne dando vita alla Valle dei Re.

Fonte: anticoegitto.net

Fireworks (2014)

Vigilia di Capodanno, Lara è stata invitata a una festa di Capodanno sulla nave M/N Revenge (già visitata nella precedente avventura, “Legend of Triton”), per accogliere il nuovo anno su una crociera al chiaro di luna. Ma… mancano i fuochi d’artificio! Capodanno senza razzi, che tipo di Vigilia potrebbe essere?

Lara ha deciso di cercare l’attrazione principale prima che scocchi la mezzanotte…

 

Come nel precedente livello della serie Legend of Triton, Lara si ritrova a bordo di una riproduzione di un piroscafo dei primi del Novecento. Il piroscafo definito anche come nave a vapore, vapore o vaporetto (quest’ultimo se di piccole dimensioni), è un mezzo di trasporto usato nel XIX secolo per navigare utilizzando appunto la propulsione a vapore. Inizialmente era mosso da grandi ruote a pale laterali.

Verso la metà dell’Ottocento cominciarono ad apparire sul mare le prime navi con lo scafo in ferro in sostituzione del legno e con le eliche al posto delle ruote. Il legno mal si adattava alle vibrazioni della macchina mentre le ruote a pale potevano uscire dall’acqua a causa del moto ondoso col rischio di danneggiare il motore. Si trattava di imbarcazioni con motrice mista a vela e a vapore, che dominarono i mari fino alla graduale scomparsa dei velieri (la prima nave interamente metallica risale al 1843). Già nel 1870 il numero dei vapori circolanti era più alto di quello dei velieri e l’apertura del canale di Suez accelerò questa tendenza. Nel 1875 solo tre paesi (Canada, Norvegia e Italia) costruivano ancora navi a vela, mentre l’Inghilterra e la Germania gareggiavano tra loro con la costruzione dei primi transatlantici di lusso.

La turbina a vapore unita alle tradizionali macchine alternative poteva permettere a queste enormi navi velocità di circa 40 km/h e i più grandi motori a vapore navali mai costruiti furono proprio quelli del Titanic e del gemello Olympic (1911).

 

Spesso il termine Piroscafo viene sostituito da Transaltanico. Per transatlantico si intende in modo generico una nave specializzata nel trasporto di passeggeri oltre oceano, in genere con regolare servizio di linea. Nonostante queste navi siano ormai scomparse dalle rotte oceaniche, il termine è ancora in uso per indicare indifferentemente qualsiasi nave da crociera.

Tuttavia, bisogna ricordare che i transatlantici (anche se si sono evoluti nel tempo) sono strutturalmente molto diversi dalle moderne navi crociera. Se si fa un confronto tra la Queen Mary II (transatlantico) e, per esempio, la MSC Preziosa (crociera) le differenze visibili saltano subito all’occhio.

Le prime di solito hanno scafo di doppio spessore, una prua più slanciata, e un bordo molto più alto. Sono progettate per affrontare le attraversate in qualsiasi condizione per tutto l’arco dell’anno. Cosa che per chiari motivi non è sempre possibile a tutte le navi. Uno tra i transatlantici più famosi è il Titanic affondato nel suo viaggio inaugurale, dopo la collisione con un iceberg, la notte tra il 14-15 aprile 1912.

 

Viene detto trans-atlantico per il fatto che la prima traversata nautica transoceanica si è compiuta proprio attraverso l’Atlantico. Le rotte tipiche dei transatlantici si svolgevano infatti fra l’Europa e l’America, e da tutti i maggiori porti europei vi erano servizi regolari per gli USA o per alcuni paesi sudamericani come l’Argentina. Il transatlantico (che era in passato una nave a vapore) restò l’unico mezzo di trasporto diretto fra il Vecchio ed il Nuovo Continente, sino all’allestimento delle rotte aeree intercontinentali.

Nel Novecento, i cantieri italiani produssero una nutrita serie di transatlantici, che presto divennero noti in ambito internazionale per la tecnica, la qualità costruttiva e il comfort di viaggio. La specializzazione, in realtà, nacque inizialmente anche a causa del rilevante flusso di emigrazione che da alcuni paesi dell’Europa, fra i quali l’Italia (che anzi fu uno dei principali paesi di partenza), raggiungevano le Americhe nella speranza di trovarvi opportunità di lavoro e di rimedio alla miseria. Motivi legati a fattori di immagine nazionale, esaltati dal fascismo, imposero di accendere una competizione tecnologica, poi rivelatasi vittoriosa, con i cantieri inglesi e tedeschi che negli ultimi secoli avevano dominato la navigazione oceanica.

A parte la condizione riservata agli emigranti, i transatlantici offrivano condizioni di estremo lusso per i viaggiatori più fortunati, ed è con questi “giganti del mare” che fanno il loro ingresso a bordo di navi passeggeri le piscine, i campi da tennis, le verande, le orchestre, i saloni da ballo, i negozi.

 

 

Fonte: Wikipedia

 

Livelo scaricabile da Aspidetr.com e trle.net

Legend of Triton (2013)

 

Fin dai tempi del mito il mare ha sempre affascinato con i suoi misteri, pericolo e morte. Le creature che lo abitano sono volubili come esso. Belle e letali. L’avvento della Seconda Rivoluzione Industriale e del Positivismo alla fine del XIX secolo reputavano tutto ciò che non poteva essere spiegato tramite il metodo scientifico come superstizione.

 

Ma per gli uomini di mare le leggende hanno sempre un fondo di verità. Fu così che Arthur Hamilton Graves, uomo di scienza, decise di salpare alla ricerca di un tritone, essere metà uomo e metà pesce: una tale scoperta poteva cambiare non solo le teorie attuali, ma anche le stesse basi della scienza moderna. Dopo essere entrato in possesso di quella che sembrava una grande carcassa pisciforme dalle dimensioni umanoidi, aveva deciso di dare la caccia ad un esemplare vivo. Ma non fece più ritorno…

 

Mar Mediterraneo: nel 1995 la giovane avventuriera e archeologa Lara Croft entra in possesso di una parte di un antico diario, appartenente a Graves: la sua ricerca la porta prima in un piccolo paesino mediterraneo di mare chiamato Louloudaki, dove alcuni strani avvenimenti relativi ad esseri marini hanno fatto fuggire i turisti e annullare il concerto di un cantante, e a bordo di un lussuoso transatlantico per una “crociera revival” dell’epoca d’oro dei grandi piroscafi. Ma a bordo non è tutto come sembra, e Lara scoprirà qualcosa di ben più pericoloso…

 

 

Parte della trama di questa serie è ispirata alla versione gamma del primo Tomb Raider dove Lara
era in possesso del diario di un tale Hamilton Graves (ancora visibile in alcuni video su Youtube
delle versione alfa e beta del primo livello, Caves) forse utilizzabile nell’inventario assieme alla
dinamite. Ovviamente il tutto era legato sempre allo Scion ma l’unica bozza era un video (la
versione gamma appunto) che ho tagliato e rimontato per adattarsi alla nuova trama.

 

 

Il transatlantico del secondo livello ha una storia più particolare. Il nome “Revenge” è ispirato ad una canzone non rilasciata di Madonna, appartenente all’era Ray of Light.

Essendo appassionata di storia marittima, molti dettagli della nave sono ispirati alla RMS Titanic (come è visibile nel livello “Fireworks”)

 

Louloudaki Island invece è una tipica isola mediterranea (e non esclusivamente greca, come molti hanno detto. Essendo io l’autrice so di cosa parlo).

 

Molte idee per il concept di Louloudaki appartengono ad un’isola tealmente esistente: Tavolara. Sull’isola è presente un piccolo cimitero (visibile anche in Louloudaki), un relitto e una casa rossa (costruita durante il ventennio e considerata “monumento storico”)

 

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Baia (Bacoli)

Baia (l’antica Baiae) è una frazione del comune di Bacoli, in provincia di Napoli, nell’area dei Campi Flegrei.
Il suo golfo, racchiuso tra i rilievi di Punta Lanterna a sud (su cui è posto il Castello Aragonese) e Punta Epitaffio a nord, non è altro che un antico cratere vulcanico, risalente a circa 8.400 anni fa e conservatosi solo per metà, essendo la sua parte ad oriente sprofondata o del tutto erosa dal mare.

 

Centro campano sede del più grande impianto della regione per la depurazione di molluschi, la fama di Baia è legata soprattutto alla presenza di resti archeologici di notevole valore storico ed artistico.

Secondo la leggenda, il suo nome deriva da Bajos, il nocchiero di Ulisse, che qui fu sepolto. In epoca romana, come testimoniato dalle ricche ville, fu luogo di riposo e di villeggiatura frequentato da patrizi romani. la località era infatti famosa per le sue calde acque termali, ricercate per lusso e per la cura delle malattie

Gli importanti resti archeologici, sottoposti a intense campagne di scavo dal 1941, rivelarono una stratificazione di costruzioni, ville e complessi termali, appartenenti ad un periodo storico che interessa la tarda età repubblicana e le età augustea, adrianea e severa.

L’abbassamento del suolo al di sotto del livello del mare, a causa del bradisismo, pare essersi verificato in due fasi: tra il III ed il V secolo d.C., ancora in epoca tardo imperiale, che fu seguita da una più consistente invasione marina qualche secolo dopo. Baia fu in gran parte sommersa dal mare verso il VII – VIII secolo d.C..
Tra i resti più significativi sono da segnalare alcune strutture voltate a cupola come il grande Tempio di Diana, il Tempio di Mercurio e quello di Venere (si tratta in ogni caso di strutture termali e non di luoghi di culto, per i quali però è sopravvissuta la denominazione popolare).


Tempio di Diana

 

Ciò che in origine definiva un grande ambiente dove venivano raccolti i vapori provenienti proprio dal terreno sottostante, era caratterizzato da una colossale cupola ogivale, oggi crollata per metà. L’edificio, visibile già dalla stazione cumana, era adibito ad usi termali ed era decorato da fregi marmorei che raffiguravano scene di caccia

Tempio di Mercurio

 

Detto anche “truglio” dalla sua forma circolare, l’edifizio era un frigidarium cioè adibito a bagni freddi. Dalle descrizioni che se ne fecero nel Settecento risultava essere composto da sei nicchie di cui quattro semicircolari. La volta circolare, dotata di un lumen centrale, fu realizzata «con grosse scaglie di tufo ridotte a forma di cuneo»

 

Tempio di Venere


Altro edifizio termale, a pianta ottagonale, infossato nel terreno per circa 3 metri, dotato di otto finestroni ad arco ribassato all’interno dei quali correva un ballatoio che affacciava sulla piscina. Deve il nome a Scipione Mazzella che affermò di averne ritrovato la statua con le sembianze della dea


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Adagiata scenograficamente verso il mare è la “Villa dell’ambulatio” dotata di una serie di terrazze collegate tra loro da un complesso di scale delle quali l’ultima conduce al “settore di Mercurio”. Delimitato da due scale parallele si trova il “Tempio di Sosandra” dal nome dell’omonima statua rinvenuta nel 1953, oggi la Museo Nazionale di Napoli, dove è possibile ammirare le pitture paretali “figure femminili” e “satiro col tirso”. Completamente sommerso dalle acque è invece il ninfeo dell’imperatore Claudio, le cui opere scultoree sono state però trasferite nel Museo archeologico dei Campi Flegrei allestito nel Castello Aragonese.

Fonte: Wikipedia